Il XIII secolo
rappresenta 100 anni di grande importanza per la "moda" medioevale. Il
rapido e notevole sviluppo dell'arte della lana, dovuto soprattutto al
progresso della vita sociale e la continua evoluzione di categorie
sociali come gli artigiani, è dovuto anche in gran parte al
fatto che, se non veniva raffinata, costituiva un filato alla portata
di una larga parte della popolazione. Veniva sia importata
(dall'oriente e dall'Europa; molto apprezzata quella delle Fiandre e
della Spagna) che prodotta in Italia (dalla Lombardia alla Toscana, ma
in particolar modo a Firenze). Questo però non spazza via la
notevole differenza esistente tra l'abbigliamento nobiliare, del popolo
grasso e quello del più semplice "contadino". E' proprio nel
XIII secolo che compaiono le prime leggi suntuarie, con l'intenzione di
limitare lo sfarzo nell'abbigliamento come dimostrazione evidente di
appartenenza ad una classe sociale. Vi è quindi
un'inequivocabile differenza nel vestire tra i nobili e le altre
classi, soprattutto per quanto riguarda la maggior varietà degli
indumenti portati.
Tessuti
I tessuti in uso nel
XIII secolo erano solitamente costituiti da
più filati intrecciati fra loro. Come accennato poco sopra, la
lana ha fatto da "regina" nel duecento, insieme al lino ed alla seta.
Il lino era solitamente impiegato per la realizzazione di biancheria.
Il lino era solitamente un tessuto usato dai più ricchi, per
esempio per la realizzazione di camice estive. I costi eccessivi del
lino lo rendono un' "esclusiva" per le classi sociali più
ricche, mentre quelle meno fortunate si avvalevano di filati misti a
canapa. Il cotone importato di recente in Sicilia dalle popolazioni
arabe, diviene gradualmente il filo più usato per la
realizzazione di tessuti misti robusti e di basso costo (pignolati). La
lana poteva essere prodotta in Italia, importata finita o da rifinire.
Erano solitamente panni di tinta unita, ma il mercato dell'epoca ne
richiedeva anche intessuto con filati di materiali preziosi come fili
d'argento. La seta è per eccellenza il "tessuto dei ricchi".
Prodotto agli inizi del XIII secolo in Sicilia, Venezia e soprattutto a
Lucca, conosciuta in tutta Europa per la creazione del Diaspro (un
tessuto serico dai riflessi perlacei). Nel XIII secolo il colore,
particolarmente in Italia, è simbolo di un gusto del vestire
tutto suo, che ha fatto di questo secolo un'ottima base per i secoli a
venire. I tintori italiani hanno "ereditato" dai romani e perfezionato
grazie alle conoscenze arabe, valide ed innovative tecniche di tintura
e fissaggio dei pigmenti. Cercando di tracciare una linea guida per
descrivere l'abbigliamento nel XIII secolo è possibile affermare
che non vi era una sostanziale differenza tra quello maschile o
femminile, laico ed ecclesiastico. Tuttavia si possono evidenziare i
seguenti capi di vestiario, che costituivano la roba e cioè
l'insieme degli indumenti.
Abbigliamento maschile
L'uomo portava delle
brache, paragonabili a dei grossi mutandoni lunghi
sino ai polpacci, muniti di lacci per sostenere i panni da gamba (calze
lunghe che svolgevano la funzione dei moderni pantaloni). Viene
annoverata la presenza di sarabullas , vere e proprie mutande, ma non
si è in grado di stabilire se erano effettivamente usate, e
soprattutto, se venivano portate da tutte le classi sociali o se erano
un' "esclusiva" dei più abbienti.. Calze e scarpe non erano
sempre distinte tra loro, tanto che possiamo trovare delle calze
solate, ovvero delle calze con la pianta del piede costituita da una
suola in cuoio. Le scarpe vere e proprie (caligas o zanche) potevano
essere in cuoio, pelle più o meno pregiata come cordovano o
montone o anche in stoffa o seta. La suola in cuoio trattato, per
essere più duro e resistente, era a volte ricoperta da una
tomaia di pelle più morbida. Le scarpe venivano allacciate da
fibbie e lacci (spesso lateralmente per semplice gusto estetico ed
eleganza). Sopra le calze-brache, l'uomo indossava abitualmente una
gonnella, ossia una veste in cotone (solitamente misto a lino o canapa)
al ginocchio con maniche lunghe, una guarnacca (sopravveste più
ampia), o più semplicemente un guarnello (camice) in cotone. La
tunica, impiegata come sopravveste, era abitualmente di fattura
più raffinata e di tessuti più ricchi e dai colori vivaci
in tinta unita o a righe e di altre "fantasie" come le affrappature
(strisce in stoffa). Sopra questi capi venivano portati dei mantelli o
delle guarnacche o guarnazzoni (indumenti simili a dei mantelli, spesso
foderati di pelliccia, con la presenza di maniche).
Abbigliamento femminile
L'abbigliamento
femminile non era molto diverso da quello maschile, se
non nella finitura dei diversi capi per evidenziare le caratteristiche
della figura della donna. Nel XIII secolo la linea femminile mirava a
dar slancio alla silouette del gentil sesso, nonostante il netto
contrasto con il desiderio di sfoggiare la propria ricchezza. Le
maniche più o meno aderenti seguono strettamente le forme
delle braccia abbandonandosi talora in smisurati allargamenti sui
polsi sino a strisciare per terra nei casi più accentuati.
Questa aderenza, assai difficile da ottenere con i tessuti adoperati a
quell'epoca, era data spesso da dei pomelli (bottoni - introdotti in
Italia proprio in questo secolo), che permettevano quindi di aprire la
manica per poterla infilare. Spesso questi bottoni erano usati in
numero esagerato, dal polso alla spalla, come semplice ornamento e
motivo di dimostrazione di ricchezza. Le maniche potevano essere
staccate ed allacciate alla veste. Questo ha del ridicolo se pensiamo
che le vesti continuavano ad essere infilate dalla testa e lasciate
cadere lungo il corpo, anzichè usare i bottoni per creare delle
pratiche apertura e facilitare così la vestizione. Come per
l'uomo, la donna si vestiva con una gonnella, la guarnacca più
lunga e aperta lungo il fianco per lasciar intravedere la snellezza
della vita ed il mantello con o senza cappuccio (foderato di costose
pellicce da chi se lo poteva permettere). La cintura, stretta in vita,
non era soltanto in cuoio, ma sempre per puro gusto di sfoggio venivano
create in argento, argento dorato e seta. I capelli, raccolti sopra la
nuca o intrecciati, erano coperti dal velo, impreziosito secondo le
proprie possibilità. Corone e ghirlande (create da sapienti
intrecci di fiori freschi) erano spesso usate non solo come
identificazione sociale ma anche per semplice civetteria. Corone in
metallo (non come quella regale, ma costituite da un semplice anello
metallico) erano usate anche dagli uomini per tener in ordine
l'acconciatura.

Fonti
Le figg. Del popolo,
dei poveri, dei nobili, sono tratti dalla Bibbia
Macieyovsky (Parigi, 1250 c.) Le figg. Dei Re e del Clero, sono tratte
dal "Codex Manesse". La foto delle due donne, rappresenta la
ricostruzione di abiti femminili, come illustrato nel riquadro dei
nobili. Nota: Il Codex Manesse è un documento storico datato
1300-1315, ma si rifà alla vita del XII e XIII secolo. Pertanto
si ritiene che esso sia ben dettagliato e fonte affidabile per la
ricostruzione storica del XIII secolo.