La Spada
La spada è sicuramente l'arma medioevale più conosciuta e apprezzata.
Queste sono le parti che la compongono:



La lama è composta da tre parti: debole, medio e forte, rispettivamente per la forza con la quale si sferra il colpo e per la capacità nella parata. Il codolo fa sempre parte della lama, ma su di esso viene montata la guardia o baffi, l'impugnatura e il pomolo. Quest'ultimo svolge l'importantissima funzione di bilanciare la lama, in modo che la spada sia perfettamente equilibrata e facile da maneggiare. Il pomolo stesso può svolgere la funzione di arma, così come la guardia, usando la spada in gioco stretto (da distanza ravvicinata) o brandendola come martello.
La spada medioevale era a doppio filo: quello rivolto verso chi la brandiva era detto "falso", mentre quello opposto "dritto". L'uso delle cotte di maglia rese vana l'affilatura delle spade, in quanto non era possibile tagliare gli anellini di ferro e in seguito , ancora più comprensibilmente, le piastre metalliche. La spada divenne così un'arma da botta e non più da taglio. Tuttavia, il debole era affilato per penetrare meglio con i colpi di punta e per rendere più efficaci i colpi veloci dati a distanza con la parte terminale della lama. La spada ha preso diverse forme col trascorrere dei secoli e in base alle regioni geografiche di produzione ed uso. Ci sono spade corte usate ad una mano e associate spesso ad uno scudo, un pugnale, una daga o un'altra spada corta. La spada a una mano e mezza, dal nome stesso, permetteva di essere impugnata sia da una che da entrambe le mani; Il fatto di poter usare entrambe le mani ha dato origine a lame più lunghe e robuste (e quindi più pesanti), così che i colpi potessero infliggere danni maggiori. Successivamente venne prodotta la spada a due mani molto lunga, pesante e per le sue caratteristiche difficile da gestire, ma assai temibile (un colpo ben assestato era in grado di rompere le zampe ai cavalli lanciati in carica!)




Spada a una mano Spada a una mano e mezza 1350 c. Spada a due mani 1400 c.
      
Pugnali

L'Arco
L'arco è stato una delle più importanti tappe del progresso umano. Anche se gli storici continuano a discutere sull'esatta data di nascita, si può ragionevolmente considerarlo un'arma già affermata cinquantamila anni or sono. Ne sono testimonianza la presenza in forma perfezionata fra le antiche pitture rupestri di Altamira, che risalgono al Paleolitico superiore, dove ne è raffigurato un tipo "lungo" e "ricurvo" dove le frecce appaiono già dotate di impennaggio: altro enorme passo avanti in quella che sarà chiamata la scienza dell'arcieria. Le penne, generalmente d'oca, disposte presso la cocca, danno al dardo la stabilità nel volo e assicurano una migliore traiettoria verso il bersaglio.

Non tratteremo tutti i diversi tipi di arco che hanno fatto la storia di numerose e sanguinose battaglie, ma ci soffermeremo in particolare sul re degli archi per antonomasia: il longbow o arco lungo inglese.


Lo sviluppo di questo tipo di arco avvenne probabilmente nel sud del Galles, ma sovrani come Riccardo I e re Giovanni continuarono a preferire nelle loro battaglie i balestrieri mercenari anzichè gli abilissimi arcieri gallesi. Solo sotto il regno di Edoardo I il longbow divenne l'arma preferita dagli inglesi nelle loro battaglie. Nel 1248 a Falkirk, una forza mista di Inglesi e arcieri Gallesi sconfisse gli Scozzesi, dimostrando il terribile potenziale delle frecce scagliate in massa a grande distanza. L'efficacia di quest'arco sul campo di battaglia è testimoniata da vari episodi. Ben nota è, ad esempio la battaglia di Poitiers del 19 Settembre 1356 e la giornata di Crécy, dove gli arcieri di Edoardo II d'Inghilterra, armati di arco lungo, il 26 agosto del 1346, al ritmo di dodici frecce al minuto, sgominarono i rinomatissimi balestrieri genovesi, al soldo di Filippo VI di Francia, che, per un solo colpo, fra caricamento e scatto, impiegavano almeno mezzo minuto. Pare sia stata questa la causa del disastro, non già la pioggia che aveva inumidito le corde delle balestre, tendendole più del necessario, come a lungo sostenuto dagli storici. Dopo i balestrieri le frecce di Crécy cercarono, ad uno ad uno, i cavalieri, facendone una tale strage che la cavalleria feudale finì praticamente di avere peso tattico. Per comprendere la portata di questa vittoria inglese, basta osservare il rapporto delle forze scese in campo: per gli inglesi 3.900 cavalieri, 11.000 arcieri e 5.000 fanti; per i francesi 12.000 cavalieri, 6.000 balestrieri mercenari, 20.000 guardie cittadine e una divisione di cavalleria sotto il comando del re Giovanni di Boemia.


Bastò un'altra strage ad Agincourt, nel 1415 (10.000 caduti Francesi contro soli 1600 Inglesi), per far cessare un predominio che durava da mille anni. Il cavaliere restituiva al fante il ruolo di protagonista sul campo di battaglia.


Quest'arco è ricavato da un unico pezzo di legno, solitamente tasso, ed era un'arma formidabile quando usata da arcieri altamente addestrati. Le sue frecce,di legno di frassino o di betulla con punte d'acciaio di varia foggia, erano mortali a distanze di 100 - 150 metri e quando venivano scagliate a "pioggia" dagli addestratissimi reparti inglesi, seminavano morte e scompiglio nelle fila dell'esercito nemico. Si pensi che in una sola battaglia, potevano essere scagliate qualcosa come 300 - 350 mila frecce e che, quando gli arcieri finivano per così dire le "munizioni", venivano mandati dei valletti sul campo, che a rischio della propria vita, raccoglievano le frecce conficcate nel terreno. La sua lunghezza non era standard, ma variava da pezzo a pezzo ed era pari generalmente, all'apertura delle braccia di un uomo che, per un uomo alto,corrisponde circa alla sua altezza. La potenza era generalmente di 100 - 120 libbre (circa 45 - 55 Kg) più che sufficienti a forare anche le più dure corazze del 14° e 15° secolo. Il segreto di ogni buon arciere consisteva nella costante pratica con quest'arma. L'insegnamento iniziava già dall'infanzia e i giovani arcieri incrementavano progressivamente la precisione di pari passo alla potenza dell'arco. Le autorità dell'epoca disposero ordini affinché il tiro con l'arco fosse praticato continuamente anche escludendo altre forme di sport e passatempi. In ogni villaggio inglese alla domenica mattina, dopo le funzioni religiose, si potevano osservare gare di tiro con l'arco alle quali assistevano dei reclutatori che selezionavano i migliori arcieri che sarebbero andati a formare i reparti usati dai re nelle loro guerre. Le gare sostanzialmente erano divise in gare di precisione, gare di velocità e gare di distanza: le gare di precisione, com'è facile intuire, consistevano in tiri a media distanza su bersagli fissi o mobili, come per esempio a zucche appese e fatte oscillare; le gare di velocità, finalizzate ad allenare le truppe al tiro veloce, consistevano in sfide organizzate in gruppi di 6 arcieri che, in fila indiana, dovevano raccogliere altrettante frecce dal terreno, caricare l'arco e scoccare sul bersaglio; vinceva la gara la squadra che riusciva a completare il tiro delle 6 frecce nel minor tempo; le gare di distanza o gare "clout" consistevano in lanci di precisione a lunghe distanze dove l'arciere era impegnato in tiri a parabola che richiedevano una particolare abilità nel calcolare l'angolazione del tiro e nel dosare lo sforzo di trazione. Questo tipo di tiro, in particolare, simulava il tiro a pioggia,"clout" appunto, che letteralmente significa "colpo secco", fu ampiamente utilizzato dagli arcieri Inglesi nelle famose battaglie a cui si accennava in precedenza con effetti devastanti. Durante il regno di Edoardo III le proporzioni furono usualmente di 2 arcieri per ogni soldato. Ad Agincourt questa proporzione fu incrementata a cinque a uno e, vent'anni dopo, aumentò a sei, sette, o anche dieci archi per ogni lancia.


Oltre la spada
La spada, della quale abbiamo parlato precedentemente, per la sua particolarità e preziosità, era l'ultima arma di difesa personale. Prima di giungere al suo uso, venivano utilizzate altre armi, di origine a volte direttamente da attrezzi agricoli: Ma per un guerriero erano più spesso armi specializzate, formate da valenti armieri, per lo scopo prefisso.
Qui di seguito citeremo solo alcuni esempi, per fornire un'idea generale, il più possibile completa, dell'armamento di un cavaliere o di un combattente medievale.

Armi da tiro
Mentre degli archi abbiamo trattato in un apposito capitolo, intendiamo qui porre l'accento su di uno strumento da guerra molto utilizzato e discusso: la Balestra
Fu un'arma temibile in grado di perforare anche corazze di metallo. Tant'è vero che, appena testate sul campo di battaglia (XIII sec.), furono scomunicate dalla Chiesa e bandite dai Codici Cavallereschi. Successivamente, con il mutare del modo di fare la guerra, furono riprese in considerazione ed ampiamente usate, soprattutto in situazioni di difesa dei castelli o in situazioni fortificate.


Armi da botta
Lo Scudo

Contrariamente a quanto si possa credere, lo scudo è un'arma da offesa. E' vero che viene usato per la protezione della parte sinistra del corpo (la destra era protetta dalla spada), ma, soprattutto per i modelli più tardi (triangolare), veniva utilizzato anche per attaccare o contrattaccare.
Nel Medioevo, si hanno notizie di scudi dapprima rotondi, poi a mandorla (XIII sec.) Poi triangolari (lo scudo più noto) (XIV sec.), poi ancora più piccoli, chiamati boccolieri Già utilizzati nel XIII sec., ma divenuti molto in uso anche in ambito civile dal XIV sec.


L'ascia

Strumento terribile di sicuro spunto di derivazione agricola, che serviva a demolire l'avversario. Il senso del suo utilizzo è "a vista": cioè basta guardarla per capire la sua funzione principale.




Ascia ad una mano Ascia a due mani Ascia ad una mano specializzata

Altro

Venivano anche utilizzati altri strumenti da botta come mazze, azze, mazza frusto, martelli da guerra, ecc.





Armi in Asta

Lance, picche ed altri attrezzi montati su lunghi bastoni o aste, erano altri strumenti efficaci per caricare a cavallo uomini a piedi o, successivamente, per fermare a piedi la carica dei cavalli o disarcionare da terra un cavaliere.




Armature


   L'evoluzione delle armature è andata con il passare dei secoli, di pari passo con lo sviluppo di nuove armi. Le armi, sempre piû "distruttive" hanno richiesto armature sempre piú robuste e inattaccabili. Le armature, inoltre, sono assai differenti tra loro nelle diverse aree geografiche d'Europa.

Questi sono gli esempi piú significativi:



Pagina Precedente Torna alla Home Page