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Ordine Del Leone | ![]() |
Una delle prime ricerche che la nostra Sezione di Studi ha voluto presentare, riguarda i Mercenari, che è una delle peculiarità su cui si regge l'Ordine del Leone.Mercenari: chi, cosa, come, quando, perché.Indice-1 Definizione-2 Storia-3 Conclusioni
Cap.1 “Definizione”Cos’è il mercenario? Il Dizionario Militare Zanichelli lo definisce come “Soldato che esercita il mestiere delle armi mettendosi temporaneamente al soldo di uno Stato, di un sovrano o di una qualsiasi organizzazione politica o economica che ne richieda particolari servizi militari”. La definizione di “servizi militari” implica che il mercenario deve essere utilizzato per fare la guerra, oppure per servire come difesa armata in caso di combattimenti. Da dove nascono i mercenari? Mercenari erano i soldati che per il soldo combattevano con l’Esercito greco o con i Romani. Ma nel periodo che ci interessa chi erano i mercenari? Cap.2 Storia.I mercenari nel Duecento italiano erano molto diversi dai mercenari del Quattrocento. Nel Duecento i mercenari erano spesso singoli elementi che venivano assoldati e messi insieme ad altri singoli elementi costituivano le unità combattenti. In questo periodo la base degli eserciti comunali erano i cittadini stessi che erano obbligati a prestare servizio militare per la difesa della città. Tali cittadini venivano organizzati in compagnie divise per quartieri. La maggior parte di questi cittadini erano fanti, addestrare un fante era più semplice di addestrare un cavaliere, e prestavano servizio per brevi periodi. La cavalleria veniva di solito dai nobili del contado che erano addestrati più particolarmente nel combattimento a cavallo. Per la difesa delle mura di una città ad esempio con i turni di guardia spesso i cittadini non occupati in servizi militari continuavano a fare il loro lavoro tranquillamente. Si faceva leva sul patriottismo e sul campanilismo dei cittadini. Quindi i mercenari non erano impiegati? No, i mercenari sono sempre stati impiegati. Nel secolo XIII i mercenari erano assoldati singolarmente e uniti in reparti separati dalle milizie cittadine. La differenza principale era che i mercenari erano “foresti”, anche se con la frammentazione politica di quel periodo storico foresti erano ad esempio un fiorentino per Genova o un chierese per Firenze. In effetti, solo dal secolo dopo sarebbero apparse le compagnie di ventura. Si sa che nel dodicesimo secolo mercenari vennero impiegati da Fiesole contro Firenze e nel terzo decennio di tale secolo parecchi di loro apparvero al servizio di Genova e di Siena. Verso la metà del secolo si trovano mercenari in servizio a Firenze, alla battaglia di Montaperti 200 cavalieri mercenari combattevano sotto le insegne gigliate della città fiorentina. Inoltre dopo la metà del’200 apparvero i mercenari stranieri in Italia, principalmente tedeschi e francesi ma anche inglesi (un centinaio nel 1277 al soldo della solita Firenze). Bisogna anche dire che nel 1260 con la nascita della Lega Toscana ogni città si impegnava a contribuire alla difesa delle altre città associate, In questo caso la motivazione patriottistica che animava le milizie cittadine veniva diminuita. Da qui l’uso di mercenari per le esigenze della Lega. Il fatto di avere un numero di mercenari in servizio semi permanente li portò ovviamente a dotarsi di una propria struttura organizzativa e a prestare servizio sotto capitani di loro gradimento e spesso scelta. Altro fattore di sviluppo per i mercenari extra italiani erano alcune spedizioni imperiali e angioine che portarono molti uomini d’arme disposti a combattere al soldo dei vari comuni. Nel Sud Italia i mercenari venivano abbondantemente utilizzati al fine di rimpinguare le truppe che venivano utilizzate. Alla battaglia di Benevento, che con la sconfitta di Manfredi consegnò il sud a Carlo d’Angiò, i due terzi della cavalleria di Manfredi erano mercenari tedeschi o italiani e la fanteria era composta quasi per l’intero da quegli arcieri saraceni insediatasi a Lucera sotto i Normanni. Dall’altra parte del resto la cavalleria francese contava molti avventurieri pagati. Entrambi poi utilizzavano balestrieri genovesi e i meno conosciuti, ma non meno letali, pisani. E nel Nord Italia? Nel Nord la tradizione delle milizie comunali e la fiducia nelle fanterie fu più lenta a morire. La maggior parte dei mercenari in quel periodo erano cavalieri di supporto alle operazioni della milizia. In realtà nel Nord Italia si nota un certo predominio delle compagnie mercenarie solo dall’inizio del Milletrecento. Ma quello che a noi più importa è come si è passati dall’assoldamento di singoli a quello di Compagnie. Il primo fattore è un fattore economico. La maggior ricchezza derivante dai commerci e dallo sviluppo che nel Nord Italia si ebbe nella seconda metà del XIII secolo portò da un lato ad avere maggiori possibilità economiche per pagare i mercenari, dall’altro si incominciò ad avere i cittadini più interessati a continuare i loro proficui affari invece di mollare tutto e andare a rischiare la pelle. Sempre il maggior sviluppo economico portò i comuni ad una politica espansionistica più aggressiva necessitando di maggiori estensioni territoriali o andando a cozzare con gli interessi commerciali che avevano altri comuni nelle stesse zone. Altra cosa che aiutò lo sviluppo dei comuni fu lo scemare dell’interesse imperiale per il Nord Italia. Non dovendo più difendersi da grossi eserciti le precarie alleanze vennero rotte, e vecchie rivalità ripresero corpo. Con l’espansione territoriale le difese non dovevano essere solo fatte sulle mura della città, ma dovevano essere allargate alla campagna circostante e divenire quindi difesa di confini. Le truppe chiamate a raccolta in modo saltuario non bastavano più. La guerra non fu più di distruzione delle truppe avversarie, ma di distruzione delle risorse economiche. La distruzione sistematica dei campi e delle attività avversarie divenne la consuetudine. Per difendersi da questi spesso improvvisi attacchi servivano truppe in servizio permanente e in pattugliamento costante. I mercenari erano le truppe più adatte. Altro fatto che contribuì a sviluppare l’uso di truppe mercenarie fu la divisione in fazioni. Con il miglioramento economico e con i mutati obiettivi politici del comune spesso si assiste a scontri armati tra fazioni avversarie nello stesso comune, (Chieri stessa ne ebbe), aumentando il potere di coloro che vincevano e costringendo spesso all’esilio i perdenti. Tali fuoriusciti non trovavano di meglio che arruolarsi al soldo di comuni nemici di quello che li avevano esiliati oppure di vendere la propria spada con lo scopo di potere poi un giorno riconquistare la propria patria. In quel periodo di tempo, seconda metà del ‘2oo e prima metà del ‘3oo si ebbero anche importanti sviluppi nell’arte militare e nei mezzi e “attrezzi” che si usavano. La maggior diffusione della balestra e dell’arco lungo portò ad una maggior specializzazione dei tiratori. La balestra arrivò dal Levante e i primi balestrieri erano genovesi e pisani, (che avevano rifornito l’esercito crociato), mentre l’arco lungo si sviluppo principalmente oltralpe. La maggior difficoltà nell’uso di tali armi portò da una parte allo sviluppo di professionisti addestrati al loro uso, dall’altra ad uno sviluppo delle tecniche difensive da parte di chi era bersaglio di tali armi. Il fante armato di lancia o spada e scudo divennero due fanti: uno armato di lancia e l’altro di scudo. Il secondo aveva il solo scopo di proteggere con pavesi o grandi scudi allungati i fanti armati di picca o i propri tiratori. Anche i cavalieri per far fronte alla potenza della nuova arma dovettero sostituire le cotte di maglia e le corazze di cuoio con nuove e più pesanti corazze di ferro. Ciò portò alla necessità di avere proteggere anche i cavalli con bardature e, soprattutto, di avere paggi e arcieri che portassero cavalcature per sostituire quelle uccise o sfinite e che proteggessero dai colpi avversari. Da qui nacque la “lancia” la base dei cavalieri catafratti nel Medioevo. Altresì importante fu la constatazione che i nuovi attrezzi di guerra richiedevano professionisti preparati al loro uso, da qui il maggior utilizzo dei mercenari. La maggior preparazione necessaria, la necessità di coordinamento tra ogni soldato e il maggior tempo di servizio rese necessario l’utilizzo di reparti già abituati a lavorare assieme. Ciò portò ad arruolare gruppi di mercenari. Tali gruppi avevano il vantaggio di essere addestrate a combattere assieme, e quindi si cominciarono a vedere le prime compagnie mercenarie. Le prime compagnie erano dei singoli che venivano “inquadrati” in reparti a cui veniva dato un capitano. In seguito, come già accennato prima, ogni capitano aveva già il suo seguito di armati. Anche tra armati e capitano veniva fatto un contratto. Nei contratti tra la compagnia mercenaria e il comune arruolante venivano indicati il periodo di servizio e quanti uomini, o lance, il capitano mercenario si impegnava a fornire, il vettovagliamento e le condizioni di approvvigionamento e il soldo. Tra il capitano e le sue truppe il contratto stabiliva il periodo di servizio, il soldo, le regole di comportamento e le punizioni in caso di mancata osservanza. La maggior parte dei contratti giunti fino a noi risalgono al XV secolo e quindi oltre il nostro periodo, nel periodo d’oro del mercenariato. Il periodo tra l’esercito comunale e quello nazionale. Uno dei più grossi problemi che i mercenari incontravano era spesso il fatto che appena finiva la guerra venivano immediatamente licenziati. Qui si aprivano due possibilità… I mercenari cercavano un altro contratto in giro. Spesso se la compagnia era grande si sfaldava… Si potevano trovare contratti per piccoli reparti, più difficilmente per compagnie più grosse. La seconda possibilità era quella di darsi al brigantaggio. La compagnia si “rintanava” in qualche rifugio e poi cercava di sopravvivere con ruberie e predando i dintorni. Spesso, pur di toglierseli dai piedi, venivano pagati per andarsene. Poteva però capitare che i comuni nei dintorni assoldassero truppe e quindi venivano attaccati. Alcune delle più grandi compagnie si smembrarono dopo battaglie del genere. Alla fine, prima o poi, qualcuno li assumeva di nuovo e quindi ritornavano “nei ranghi”. Più tardi alcune compagnie particolarmente grandi vennero assunte in pianta stabile e si può dire che costituissero i primi esempi di “eserciti nazionali”.
Cap.3 Conclusioni Cosa si può concludere? L’Ordine del Leone storicamente si colloca nel periodo della nascita delle prime piccole compagnie, anzi dei primi gruppi di mercenari organizzati. Si può altresì rappresentare un gruppo di mercenari singoli che si sono, o che sono stati, uniti intorno ad un capitano, con delle regole di convivenza e di disciplina. Sicuramente non siamo da considerare una di quelle compagnie organizzatissime “alla quattrocentesca”
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